MUSICA SEMPER VINCIT OMNIA

E così, siamo giunti al termine. La serata di ieri, la conclusiva delle quattro firmate Balena Festival, si è aperta e chiusa nel migliore dei modi. 

Axis – Ph. Lorenzo Santagada

Partiti alla grande con i levantini Axis, abbiamo fatto un tuffo in un progetto sperimentale tra musica elettronica e post rock. Uno show di poche parole ma di un’energia notevole.

I Hate My Village – Ph. Lorenzo Santagada

Il consueto ping pong tra i palchi ci ha portati al main stage con la curiosità di assaporare un altro progetto nuovo della scena nazionale. Gli I Hate My Village sono un gruppo rivelazione formato da pilastri della musica italiana: Fabio Rondanini, Adriano Viterbini e Alberto Ferrari non vi dicono niente?! Se la risposta è no, mi farei qualche domanda.

Il superprogetto che unisce musica di stampo africana a quella contemporanea ha lasciato tutti a bocca aperta, anche i più scettici.

Banana Joe – Ph. Lorenzo Santagada

Finito di ballare a ritmo dell’ultima rullata di batteria e siamo nuovamente pronti sotto il second stage, dove i Banana Joe hanno già iniziato a scaldare le chitarre. E torno a ripetermi: Genova non smette di confermarsi tra le città – come direbbero gli amici di Sampi – con più pacca in Italia. 

E noi vi abbiamo visti sul palco. Ragazzi: qui non si molla un…niente!

Tre Allegri Ragazzi Morti – – Ph. Lorenzo Santagada

Neanche un minuto di pausa, tutto coincide alla perfezione. I TARM fanno il loro maestoso ingresso sul palco e iniziano le danze. Un’ora e mezza di musica no-stop: mostri sacri sul palco, pubblico in visibilio in un parterre ormai lucido a furia di salti e poghi.

I Tre Allegri Ragazzi Morti non hanno bisogno di presentazioni né di descrizioni: sono storia che parla, il primo gruppo indie prima che l’indie esistesse veramente. Parliamoci chiaro: ma chissenefrega dell’indie quando hai Toffolo che cerca di venderti tazze e vinili per un quarto d’ora, ipnotizzandoti manco fosse lo Chef Tony con i Miracle Blade? Scusate, eh, ma Mastrota chi?!

Anche le parole prima o poi finiscono, ma poco importa: quello che è stato è già storia. Una storia fatta di colonne sonore bellissime e mani al cielo. 

E torniamo a casa, per la quarta volta, cantando e sorridendo.

Pensavate fosse finita qui. E invece è giunto il momento strappalacrime. 

Dalla pancia della Balena non vogliamo più uscire…

Pioggia, vento, freddo, caldo. Non ci ha fermati niente. Così come abbiamo iniziato questa quattro giorni all’insegna della musica e del divertimento, così l’abbiamo portata a termine: in grande stile. 

Il Balena Festival è appena terminato, giusto il tempo di dormire qualche ora per realizzare che oggi, qualsiasi giorno della settimana sia, non ci saranno soundcheck, cambi palco, interviste. Non ci saranno corse disperate, organizzativi, apertura cancelli. Social, foto, video, camerini. 

Potrei continuare all’infinito.

Breve ma intenso, stancante ma appagante. Il Balena Festival è stata una di quelle esperienze capaci di ridurti in cenere nel giro di 24 ore ma darti comunque la forza e la grinta di alzarti dal letto dopo 4 ore di sonno e raggiungere i colleghi – diventati amici e compagni di avventura – anche un paio d’ore prima. Perché in fondo, chi vive di, per e con la musica, non vede l’ora di iniziare a stancarsi. 

E così, in queste quasi 100 ore di full immersion – precedute da un grandissimo lavoro organizzativo che manco vi accenno – ci siamo trovati a gestire un evento più grande di noi e noi soli con le nostre forze lo abbiamo spinto in alto, senza mai tirarci indietro. 

Grazie a chi ha fatto parte di questa meravigliosa macchina lavorativa, a chi, in tempi non sospetti, ha proposto “ma perché non facciamo un festival?”. Mi verrebbe da dire “ti è balenata in testa proprio una bella idea…!”

Grazie a chi ha dato fiducia ad uno staff giovane, a chi non ha avuto paura di rischiare mettendo in mano un evento così importante nelle mani di persone nuove e talvolta sconosciute, agli esperti che hanno indirizzato i meno avvezzi, ai meno allenati a ritmi serrati che hanno saputo dare nuove e interessanti prospettive. 

Festeggiamo al successo di un’edizione zero che di zero ha solo il nome e brindiamo alla musica. Che vinca sempre.

Giovanna Vittoria Ghiglione

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